martedì 30 novembre 2010

Buon compleanno Cuamm!

Sessant'anni fa, da un'idea di Francesco Canova, nasceva un collegio di aspiranti medici missionari, a Padova, laddove esisteva una facoltà di medicina tra le più prestigiose in Italia.
Francesco Canova è stato medico missionario in Giordania e Palestina per lunghi anni, e questa sua luminosa intuizione porta alla nascita del Cuamm, Medici con l'Africa, che attira immediatamente medici e volontari, italiani, asiatici, africani, che saranno formati e partiranno per prestare la loro opera laddove più ve n'è bisogno. Fin dalla nascita, infatti, nel suo stesso nome il Cuamm ha avuto questa doppia vocazione: andare in missione e formare gli operatori. Questo duplice ruolo in Africa si realizza nella realizzazione di una scuola per infermiere locali (1957), di ospedali (1963), facoltà di medicina universitarie (1964), interventi edilizi presso strutture locali (1987/1990) e ristrutturazioni.
Dopo sessant'anni di duro lavoro, formazione, sacrificio, interventi, riconoscimenti e battaglie, il Cuamm festeggia il suo compleanno, ricordando la sua preziosa opera alla città che lo ha generato, Padova. Con 211 ospedali all'attivo in Africa, più di mille presenze negli anni tra volontari, medici e infermieri, il Cuamm realizza uno spettacolo unico, presso la Chiesa degli Eremitani,  con ingresso libero, venerdì 3 dicembre 2010, a partire dalle 20.45.
Saranno presenti amici ed artisti che hanno sostenuto, promosso e vissuto la causa del Cuamm in musica, teatro e spettacolo, per raccontarci tra video, parole e ricordi che questa storia è "la storia di un grande innamoramento, per gli ultimi, per chi è malato, per chi soffre in condizioni estreme. Come in ogni storia d'amore niente rimane uguale e ognuno viene trasformato dal desiderio di entrare nella vita dell'altro. Dare aiuto, sostegno, cura, guida è davvero una grande missione, ma riceverli in dono da chi si pensava di aiutare è un privilegio ancora più grande". (Don Dante Carraro, direttore Cuamm).

"La salute è un diritto, battersi per il suo rispetto è un dovere."

Barbara

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